
Un processo mentale molto valido per raggiungere i propri obiettivi e approcciarsi alla ricerca di un sé, soddisfatto e sereno, consiste nell’immaginare il proprio funerale.
Visualizzare come sarà la fine. Wow, lo so, un pensiero un po’ forte. Se vuoi fermati qui. Possiamo comunque restare in contatto. Ti dico solo che, quanto leggerai qui sul blog o sui miei social cerca sempre di far riflettere e di non essere scontato. Questa volta inizio dalla fine. Di ognuno.
Ci sei ancora? Bene. Allora ti chiedo, ci hai mai pensato? Come te la immagini il dopo la tua fine? Prova, in questo momento, a visualizzare il tuo funerale. Prenditi almeno 30 secondi….
Come si svolgere? Vedi tanta gente? Cosa si dice di te? Chi c’è? Chi non c’è? Perché? Quale è il sentimento prevalente dato dalla dipartita? Cosa dicono le persone che hai frequentato, conosciuto e con cui hai condiviso momenti di vita?
Quanto resta di te nel lavoro che svolgevi? Della cosa cioè, che presumibilmente assorbiva gran parte del tuo tempo. Tanto? Poco? Poteva essere meglio? Perchè?
Le risposte a queste e a tantissime altre domande possono fornire spunt9 interessanti a chi, rispondendo con sincerità, vuole lavorare sulla propria persona, sul proprio operato e a quello che saremmo contenti di lasciare agli altri.
Un po’ forte come analisi, indubbiamente. Ma utile ed efficace. All’inizio forse anche dolorosa. Però ne vale la pena.
Se farai questo piccolo processo mentale e ragionerai sui risultati, potrai avere un’ottima base per sapere dove, migliorare il tuo comportamento quotidiano, cosa, stai rischiando di lasciare in sospeso e quali azioni dovresti fare perché il tuo modo di andartene sia come lo vorresti. Sempre con i debiti scongiuri ovviamente perché il processo è importante ora, per migliorare, vivere meglio e restare sul pezzo. Facciamo pure gli scongiuri.
Per coloro che comunque si spaventano troppo a pensare al fatidico giorno che ci riguarderà tutti, è possibile anche pensare ad un’altra eventualità. Quella in cui, da anziani, avremo bisogno di aiuto, di compassione, di affetto ed amicizia.
La troveremo? Avremo agito nella vita in modo che qualcuno ce la vorrà offrire? Probabilmente i familiari, forse gli amici, magari i colleghi di lavoro? Perché dovrebbero farlo? Diamoci una risposta.
A proposito di questo, e per finire, volevo condividere ciò che il Maestro Zubin Mehta ha fatto con Seiji Ozawa, famoso direttore d’orchestra giapponese, affetto da sindrome d’Alzheimer.
Guardalo a questo link.
L’hai visto? Ecco anche a me piacerebbe essere accompagnato sul palco, o al centro di una scena da un mio collega/allievo ed essere aiutato a realizzare qualche esperimento di mentalismo, anche se non più in forma, supportato dal calore di un pubblico che applaude in standing ovation suscitando note emozioni, provate per tanta parte della vita. Sarebbe fantastico.
Se sarà così, sarà stata una bella semina, se qualcuno lo farà e mi aiuterà, vorrà dire aver lavorato bene, come mentalista e come persona. Ma bisogna impegnarsi. E tu che ne pensi?